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| Enzo Ercolano |
OPERAZIONE “EFESTO”
Il provvedimento, che scaturisce da un’indagine avviata nel marzo 2010, ha colpito gli esponenti della componente di Cosa Nostra etnea dei “MIRABILE”, riconducibile alle posizioni di SANTAPAOLA Antonino, inteso Ninu u pazzu, condannato all’ergastolo, che aveva formalmente investito MIRABILE Giuseppe della reggenza.
L’attività investigativa ha accertato una rinnovata conflittualità interna alla famiglia di Catania, analoga a quella documentata dall’indagine “DIONISIO”, conclusa dal R.O.S. nel luglio 2005 con l’arresto di 83 affiliati a Cosa Nostra delle province di Catania, Messina, Enna e Caltanissetta, che aveva documentato una spaccatura tra due componenti, imputabile all’assenza di una leadership autorevole: da una parte il gruppo “ERCOLANO-MANGION” ed i figli di Nitto SANTAPAOLA; dall’altra i fratelli SANTAPAOLA Antonino e Salvatore (fino alla sua morte per cause naturali nel gennaio 2003), il figlio di quest’ultimo, Vincenzo, nonché Alfio e Giuseppe MIRABILE, all’epoca reggenti operativi della famiglia, nonché uomini di fiducia di LA ROCCA Francesco. Come per il passato, alla base dell’odierno conflitto sono problematiche afferenti il controllo mafioso del territorio e la spartizione dei proventi delle attività illecite tra la componente riconducibile ai “MIRABILE” e quella di ERCOLANO Giuseppe e SANTAPAOLA Benedetto.
In particolare, è stato documentato il ruolo di vertice ricoperto dall’ergastolano MIRABILE Giuseppe, in seno alla omonima componente della famiglia di Catania, che continua ad essere da lui diretta, nonostante lo stato di detenzione, attraverso i “colloqui carcerari” con i congiunti MIRABILE Francesco, MIRABILE Paolo, MIRABILE Carmelo e MIRABILE Pietro.
Le attività tecniche hanno consentito di documentare la crescente tensione fra le due componenti della famiglia etnea, che aveva determinato i “MIRABILE” a pianificare imminenti azioni di fuoco in direzione di SCHILLACI Lorenzo Michele e GUGLIELMINO Salvatore, già esponenti della componente “MIRABILE” e recentemente transitati nelle fila della contrapposta compagine degli “ERCOLANO”, nonché nei confronti di altri esponenti di vertice di questo ultimo schieramento. Situazione di criticità che ha reso necessario l’intervento d’urgenza.
L’intervento, basato su elementi attuali e particolarmente significativi, inciderà ulteriormente sulle dinamiche associative di Cosa Nostra etnea, condizionandone il processo riorganizzativo avviato a seguito dell’operazione “IBLIS” del ROS, che aveva privato l’organizzazione dei suoi elementi apicali e, in particolare, del rappresentante provinciale AIELLO Vincenzo Maria, tratto in arresto l’8 ottobre 2009 a Belpasso dall’Arma, mentre era in corso un summit tra i più autorevoli uomini d’onore di Cosa Nostra catanese, consentendo l’arresto dei latitanti LA CAUSA Santo e PUGLISI Carmelo, nonché degli affiliati CRISTALDI Venerando, LAUDANI Sebastiano, TRIPOTO Rosario, BARBAGALLO Ignazio, PLATANIA Francesco e BOTTA Antonino.


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